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Ti è sicuramente capitato di conoscere quel tipo di persone che sono sempre in ordine, mai un capello fuori posto e sono spesso le più amate o invidiate della compagnia.

Eppure, a volte, proprio quelle persone così perfette in apparenza stanno camminando nel fango più profondo ma non lo vogliono far vedere!


È il paradosso della “depressione sorridente”:
una fatica silenziosa e invisibile dove si fa di tutto per non mostrare crepe all’esterno con la paura che rivelare le proprie difficoltà
quotidiane possa essere letto come un segno di debolezza

Alcuni si auto-impongono la regola di non sembrare mai deboli, confondendo la forza interiore con la negazione della propria fragilità.
Chi soffre di questa “depressione sorridente” compie ogni giorno una fatica titanica per gestire la routine, con l’unico obiettivo di non mostrare crepe all’esterno. E proprio perché sono abituati a guidare gli altri, non sanno come chiedere aiuto per se stessi.

L’invulnerabilità non esiste!

Chi indossa questa maschera protettiva è abituato a guidare, rassicurare e proteggere gli altri, e proprio per questo non sa come chiedere aiuto per se stesso.
Teme il giudizio, ha paura di non essere in grado di portare avanti la sua vita di successo e si rifugia in un isolamento emotivo doloroso

Se un amico o un collega che consideri “una roccia” decide di abbassare la guardia e confidarti, anche solo per un istante, che sta male dentro… fermati. In quel preciso secondo ti è stato concesso un privilegio immenso: vedere uno spicchio della sua anima autentica.

In quel momento esatto, tu hai il potere di fare la differenza con la tua semplice vicinanza. Ecco come agire.

Il tuo ruolo: ascoltare e accogliere.

In qualità di amico, non devi e non puoi sostituirti a uno specialista. Il tuo obiettivo principale in quel momento è un altro: offrire la tua presenza, mostrare il tuo interesse autentico.

Aprirsi o chiedere aiuto è un primo importantissimo passo. Quando si abbassa la maschera, si inizia a esistere per quello che si è davvero. La tua vicinanza e la tua attenzione focalizzata servono a questo: a validare questo passaggio e a farlo sentire al sicuro mentre lo compie.

Come Coach, lo ripeto sempre: le domande sono come una bacchetta magica con un piccolissimo ma fondamentale potere, aprire uno spiraglio nella mente degli altri.
Facendo le domande giuste potrai fare si che l’altro trovi dentro se stesso le risposte che sta cercando.
Se qualcuno solleva la sua maschera, non sentiamoci imbarazzanti e non spariamo frasi fatte che potrebbero ledere la fiducia che ci è stata concessa.

Se vuoi essere davvero una risorsa per lui, cerca di non scadere nell’ovvio, nel banale:

  • “Ma come? Ti trovo in gran forma!” (Stai invalidando la sua realtà)
  • “Ma se hai tutto! Non si direbbe proprio da uno come te.” (Stai giudicando il suo dolore in base ai parametri materiali)
  • “Dai, sei forte, supererai anche questa!” (Gli stai rimettendo addosso il peso di dover fare la roccia)

Queste domande liquidano il problema. Il risultato? La persona si pentirà all’istante di essersi esposta, rimetterà la maschera.
Se non sai che dire, rimani in silenzio e ascolta.

La tua presenza, il tuo autentico interesse sono una risposta potente: ” io ci sono, – ti ascolto – dimmi di più”

La ricerca del benessere

Il supporto del coaching
Il ruolo del coaching spesso viene confuso con quello terapeutico, ma ha invece un suo ruolo ben preciso.
In sinergia con i percorsi terapeutici o in specifiche fase di sblocco e gestione della quotidianità, anche il supporto di un Mental Coach può rivelarsi di grande aiuto. Il coaching può intervenire per affiancare la persona nel:

  • Ridefinire i propri obiettivi di vita partendo da una nuova autenticità.
  • Ricostruire una routine quotidiana sostenibile, libera dall’ansia da prestazione.
  • Lavorare sulla gestione del focus mentale e sul bilanciamento tra doveri e benessere personale.

Quindi, davanti a situazioni complesse come la depressione o un forte disagio nell’affrontare la quotidianità, la strada maestra è una sola: è fondamentale e prioritario rivolgersi a specialisti della salute mentale, come psicoterapeuti e psichiatri. Sono loro ad avere gli strumenti clinici per trattare queste patologie.

Custodisci chi si prende cura di tutti

Quindi quando un “forte” mostra la sua fragilità, tu non devi allontanarlo, ignorarlo o tantomeno guarirlo. Con il tuo ascolto sincero e senza giudizio puoi essere il ponte che lo guiderà a fare un altro passo verso la sua autenticità e il suo benessere.

  • Metti da parte il resto, apri le orecchie ed il cuore.
  • Ricorda che il tuo sorriso accogliente e sincero può diventare la luce che rompe l’isolamento.
  • Il tuo valore come persona passa anche dalla cura che dimostri verso quell’unica persona, che magari, un giorno ha scelto proprio te per togliersi la maschera

Vorrei concludere, pensando alle persone che si prendono costantemente cura degli altri perché sono quelle che nessuno protegge mai, perché tutti danno per scontato che stiano bene.

Magari sei proprio tu che stai leggendo distrattamente questo articolo e ti sei riconosciuto.

“È un ruolo difficile il vostro, ma questo è quello che siete davvero.

Permettete alla vostra scintilla di brillare con tutta la sua forza!“


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