Immagina un mattino di primavera immerso nella foschia. L’orizzonte è incerto, i contorni sfocati. Poi, mentre il sole sale, la foschia si dirada e rivela un’unica, nitida figura: un albero di glicine, grande e forte.
Non è un semplice soggetto fotografico; non è lì per essere ammirato. È un manifesto. Un Guardiano.
Come abbiamo chiarito durante il nostro ultimo RITIRO PER SCRITTORI SIENA, la scrittura autentica non nasce dallo sforzo mentale, né dalla ricerca spasmodica dell’originalità. Nasce da un allineamento profondo con ciò che Eckhart Tolle definisce “l’Essere”. Se la mente è persa nel labirinto delle astrazioni mentali, quell’albero solitario rappresenta la chiarezza la de-costruzione delle astrazioni di cui sono fatti i muri del labirinto. È la dimostrazione che esistere, nella propria interezza, è possibile, anzi è doveroso verso noi stessi.
Ecco cosa possiamo imparare dal Guardiano per trovare la nostra unicità
1. La Radice del Silenzio
Al RITIRO abbiamo insistito su un punto cardine, il rumore mentale è l’interferenza principale che ostacola il nostro potenziale
Questo rumore non è solo fastidioso: è un sabotatore!
Questo “labirinto” in cui ci perdiamo non è fatto di muri reali, ma di costruzioni mentali, un flusso ininterrotto di astrazioni, ricordi, proiezioni ansiose e notifiche digitali.
L’albero è il Guardiano dell’Essere perché non “fa”, “è”.
Non finge, non cerca di assecondare le aspettative altrui e non tenta di mostrarsi diverso da ciò che è.
Eppure, la sua presenza è potente, innegabile.
Per chi scrive, questo significa avere il coraggio di abbassare il volume dell’ego. L’ego è quella voce incessante e ansiosa che chiede: “Piacerà?”, “Venderà?”, “Sono abbastanza bravo?”. Fare silenzio significa zittire quella voce per ascoltare quella più profonda che emerge dal vuoto.
L’albero non cerca conferme dal vento; non si piega sperando in un applauso. Semplicemente, accoglie il vento. Diventa uno strumento attraverso cui il vento può cantare.
La tua scrittura dovrebbe essere lo stesso: uno strumento attraverso cui la storia può raccontarsi.
2. L’arte di restare
Il grande glicine: è totalmente esposto. Non ha schermi, non ha protezioni, non ha una foresta dietro cui nascondersi. Vive la tempesta e il sole cocente con la stessa, identica, imperturbabile dignità e forza.
Esprimere se stessi, la propria unicità, significa restare saldi nella propria visione anche quando il clima esterno si fa ostile. Le critiche, l’indifferenza del mercato, o anche solo la stanchezza interiore rumore. Passano.
Le radici che abbiamo imparato a nutrire durante il ritiro sono quelle della verità interiore.
Se le radici sono profonde, puoi oscillare sotto la tempesta, ma non ti spezzerai. Non scriverai ciò che gli altri vogliono leggere; scriverai ciò che la tua voce narrativa ti suggerisce.
3. De-costruire l’astrazione
C’è una sacralità nella nudità di quell’albero. Guardalo bene: non ha rami superflui. Ogni foglia, ogni fiore serve alla vita. Non c’è decorazione, c’è solo funzione e bellezza intrinseca.
Spesso, nella scrittura come nella vita, ci perdiamo in pensieri negativi, aggettivi ridondanti e strutture complesse perché abbiamo paura della nudità del nostro pensiero. Temiamo che, se togliamo tutto il superfluo, non rimanga nulla di valore.
Ci perdiamo nell’entropia, sprechiamo tanta energia ma non produciamo nulla!
Il Guardiano ci insegna a dire ciò che va detto, con la forza di chi non deve dimostrare nulla a nessuno. Al ritiro abbiamo lavorato duramente sul processo per utilizzare la scrittura sensoriale, per trovare la nostra voce narrativa. L’albero è il risultato finale, magnifico, di questo processo.
La vera maestria non sta nell’aggiungere, ma nel sapere cosa lasciare andare affinché l’essenziale possa brillare.
La meditazione del “Glicine” per liberarsi dalle astrazioni mentali
Come possiamo, concretamente, portare questa energia nella nostra pratica quotidiana? Non basta ammirare l’albero; dobbiamo diventarlo.
Durante il ritiro, abbiamo imparato ad utilizzare la respirazione quadrata. Ogni mattina ci riunivamo sotto al nostro guardiano: al magnifico glicine; per meditare e ritrovare serenità e concentrazione.
La respirazione quadrata, può essere integrata con questo piccolo rituale per lasciare andare i pensieri auto-sabotanti: la meditazione del “glicine”, la chiameremo per sempre così, richiede la medesima predisposizione sia mentale che fisica, con un pizzico di immaginazione in più.
Radicati (Grounding): Siediti dritto. Senti il peso del tuo corpo sulla sedia e i piedi ben piantati a terra. Immagina delle radici che scendono dai tuoi piedi fino al centro della terra. Senti la tua colonna vertebrale come il tronco dell’albero. Sei esposto, sì, ma sei forte. Sei saldo. Sei qui.
Silenzio: Chiudi gli occhi. Respira con il metodo della “respirazione quadrata”. Immagina il tuo quadrato che si compone, un lato dopo l’altro sempre contando quattro tempi.
Ascolta. Non cercare di non pensare. Se dei pensieri sabotanti si affacciano nella tua mente, lasciali passare come nuvole, senza seguirli. Ritrova la concentrazione, muovi le dita. Respira.
Il guardiano, il GLICINE: Percepisci il benessere che il tuo corpo sta provando. Il rumore che prima affollava la tua mente ha lasciato spazio al silenzio. Prendi consapevolezza di questa sensazione. La puoi ritrovare ogni volta che ne avrai bisogno. TI basterà ricordare il dolce profumo , il colore e i petali del grande Glicine che danzano nell’aria, liberi, senza seguire alcuna regola apparente.
Essere: ecco… in questo momento puoi sentire la tua voce autentica senza interferenze. Il pensiero si fa fluido, scorre fino a trasformare le emozioni in parole.
Il Mantra del Coach
Vivi, scrivi perché, come il grande Glicine, non puoi fare a meno di occupare il tuo spazio nel mondo con la tua unicità!
La tua presenza nell’Universo è un dono. La tua scrittura è la sua traccia sulla pagina.