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“Friendship Recession” (Recessione dell’Amicizia).

Il 15% della popolazione adulta dichiara di non avere nemmeno un amico stretto, tra i ragazzi si arriva al 20% (*).

Zero amicizie offline, significa zero rapporti sociali, zero condivisione profonda, zero scambi emozionali!

Stiamo sostituendo la presenza con la visualizzazione. Sapere cosa fa un amico tramite le sue storie di Instagram ci dà l’illusione di frequentarlo, ma azzera il bisogno di vedersi, di guardarsi negli occhi e viversi davvero.

Le amicizie si sono “liquefatte” in interazioni digitali frequenti quanto superficiali.

La frenesia di condividere tutto ci isola in una specie di acquario virtuale: siamo super visibili a livello di immagine, ma la nostra anima, le nostre emozioni più profonde: le difficoltà, la tristezza, sono completamente invisibili.

Condividiamo la superficie di tutto, ma la sostanza di niente.

Da Amico a Spettatore

Se un tempo l’amicizia nasceva proprio dal confidarsi le reciproche fragilità seduti su un muretto, oggi mostrare la vulnerabilità fa paura perché rompe l’estetica della perfezione digitale. L’amico diventa così un semplice “spettatore” al di là dello schermo.

Chi si trova in difficoltà, si isola e lo fa per pudore; gli altri non intervengono semplicemente perché non sanno, e, forse, neanche gli interessa. È un cortocircuito relazionale, un loop malefico che innesca silenziose tragedie quotidiane e sofferenze profonde.

In fondo, l’essere umano resta un animale sociale, programmato per la tribù.

Questa nostra ancestrale necessità di fare branco, però, è stata cinicamente intercettata, hackerata e trasformata in una merce altamente redditizia. I social network hanno compiuto la magia nera del millennio: ci connettono visivamente, ma ci isolano emotivamente.

In questa perversa economia dell’attenzione, persino il dolore e le tragedie vengono cannibalizzati dal flusso continuo dello scrolling. Tutto viene livellato, tutto diventa uguale: l’algoritmo ci propina video di scemenze insensate insieme a quelli contenenti testimonianze di malattie strazianti, sofferenze indicibili e drammi di perfetti estranei. Questo bombardamento costante è un anestetico per i nostri veri problemi le nostre difficoltà.

connessione profonda e umana

Consumiamo la tragedia altrui come intrattenimento e, per assurdo, diventiamo cinici e indifferenti davanti al dolore reale di chi ci è vicino.

Bloccati nel nostro acquario virtuale, non ci accorgiamo del disagio di un amico o della sofferenza silenziosa di chi vive nella nostra stessa famiglia.

Eppure, proprio come un parassita che si guarda bene dall’uccidere l’ospite per poter continuare a nutrirsi, l’industria del profitto non vuole la nostra estinzione psicologica. Deve mantenerci in vita, ma rigorosamente soli. Ecco allora che il mercato sopperisce all’isolamento che lui stesso ha creato con la nuova frontiera del conforto: l’Intelligenza Artificiale.

Algoritmi programmati per ascoltarci, comprenderci e consigliarci, esattamente come farebbe quell’amico che non abbiamo più il tempo o il coraggio di cercare.

Il divorzio degli amici

Se ci pensiamo, l’amicizia è l’unico legame tra esseri umani che non è protetto da nessun contratto sociale o vincolo legale. La famiglia è difesa dai doveri di legge; l’amore dai matrimoni, dalle convivenze o dalle promesse di esclusività. L’amicizia no. Non ci sono avvocati se ci si lascia, non esiste un “divorzio degli amici”. Vive solo finché si è disposti a interessarsi e prendersi cura dell’altro.


L’amicizia “storica” , infatti, quella che nasce da bambini e che continua per tutta la vita, è una specie di miracolo laico: resiste al tempo, ai traslochi e a quella sottile linea d’ombra in cui ci si rende conto di non avere più molto in comune, tranne ….. tranne l’amicizia stessa! Si perché l’amicizia è affetto, è desiderio di sapere cosa succede nelle vite dei propri amici, è la necessità di sfogare le proprie inquietudini e fallimenti sapendo che saremo accolti, consigliati, aspramente criticati anche, ma mai giudicati!


In effetti, il segreto delle amicizie che durano una vita non è la vicinanza quotidiana, ma la “disponibilità emotiva asincrona”: la capacità di accogliere l’altro, con le sue peculiarità e i suoi difetti, celebrando proprio quell’unicità che un giorno ha acceso la scintilla. Perché l’amicizia nasce dalla pura affinità, dalla curiosità, da un affetto spontaneo. È un filo sottile ma indistruttibile, capace di tenderci la mano anche attraverso gli anni e le distanze, a un’unica condizione: che lo si desideri davvero e che si sia disposti a tenerselo stretto, per sempre.

Basta spegnere lo schermo, rompere il vetro dell’acquario e stringersi in un abbraccio!

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*Survey Center on American Life

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